Mobilità sostenibile: costruire un sistema che funziona
A che punto è la transizione verso nuovi modelli di mobilità in Italia? Una fotografia dei cambiamenti in corso, delle sfide aperte e degli interventi necessari.
Per iniziare, facciamo il punto:
- il 66,3% degli spostamenti quotidiani avviene ancora con un mezzo privato: l'automobile resta il punto di riferimento della mobilità degli italiani
- ci sono segnali di cambiamento nel modo di spostarsi, soprattutto nelle città, cresce il trasporto pubblico e l’elettrificazione mentre si diffonde la mobilità condivisa
- opportunità e servizi restano però distribuiti in modo disomogeneo tra territori e aree urbane.
- la sfida è costruire un sistema integrato capace di rendere la mobilità sostenibile una scelta sempre più naturale.
Rendere la mobilità sostenibile una scelta naturale
C’è un dato che fotografa meglio di altri il punto in cui si trova oggi la mobilità italiana: il 66,3% degli spostamenti quotidiani avviene ancora con un mezzo privato, mentre circa la metà degli italiani non prende nemmeno in considerazione l’utilizzo del trasporto pubblico (Relazione CNEL 2024 sui servizi pubblici).
La centralità dell’automobile continua a caratterizzare le abitudini di spostamento degli italiani, nonostante negli ultimi anni siano emersi segnali di cambiamento. Crescono infatti l’attenzione verso forme di mobilità a minore impatto ambientale, la diffusione della mobilità elettrica, l’utilizzo dei servizi condivisi e, soprattutto nelle aree urbane, il ricorso al trasporto pubblico e alla mobilità attiva.
Si tratta però, come osserva il Rapporto Isfort sulla mobilità degli italiani, di progressi ancora insufficienti a modificare in profondità un modello che resta fortemente ancorato all’auto privata.
La domanda diventa allora un’altra: come rendere la mobilità sostenibile la scelta più “naturale” possibile? Non solo disponibile, ma anche più semplice, conveniente ed efficiente per cittadini e imprese?
Per rispondere occorre osservare più da vicino i segnali di cambiamento già in atto, guardare alle criticità ancora aperte e individuare le leve che possono trasformare una transizione incompleta in un sistema compiuto.
Segnali di cambiamento: nuove abitudini crescono.
Dalla fotografia attuale non emerge una realtà immobile. Alcuni indicatori mostrano che il cambiamento è già in corso.
Nel primo semestre del 2025 la mobilità ciclistica e la micromobilità hanno superato per la prima volta il 5% degli spostamenti, mentre il trasporto pubblico ha recuperato quasi un punto percentuale rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel complesso, la quota di mobilità sostenibile ha raggiunto il 34,7%, un valore vicino ai livelli pre-pandemia e indicativo di un’evoluzione progressiva delle modalità di spostamento degli italiani (Rapporto Isfort).
Accanto alla crescita del trasporto pubblico e della mobilità leggera, un altro segnale di trasformazione arriva dalla sharing mobility, ovvero il noleggio temporaneo, soprattutto nelle aree urbane, di veicoli come auto, biciclette e monopattini. Negli ultimi anni questi servizi, utilizzati soprattutto per brevi tragitti e gestiti tramite app, sono entrati nelle abitudini degli italiani modificando progressivamente l’ecosistema degli spostamenti in città.
Secondo il 9° Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility, nel 2024 i servizi di mobilità condivisa hanno superato in Italia i 50 milioni di noleggi, mentre nei primi quattro mesi del 2025 hanno registrato una crescita del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una possibile proiezione annuale vicina ai 60 milioni di utilizzi.
Questi dati raccontano un cambiamento culturale: per una quota crescente di cittadini la mobilità non coincide più necessariamente con il possesso di un mezzo, ma con la possibilità di accedere al servizio più adatto allo spostamento da compiere.
Gli ostacoli: la sostenibilità non può dipendere dal luogo in cui si vive
Diventa allora necessario rendere quei servizi sempre più diffusi e accessibili. Infatti la crescita delle nuove forme di mobilità mette in luce anche una delle principali aree d’ombra della transizione italiana: la distanza tra territori diversi. È qui che risiede oggi una delle sfide principali.
La sharing mobility[ML2] , ad esempio, resta fortemente concentrata nei grandi centri urbani: circa il 90% dei noleggi si verifica in solo dieci città italiane, con Roma e Milano a fare da traino con rispettivamente 13,2 e 12,6 milioni noleggi (insieme oltre il 50% del totale nazionale). Nei piccoli centri e in molte aree periferiche l’offerta di servizi innovativi e alternativi all’auto privata rimane più limitata.
Il divario è notevole anche per quanto riguarda le infrastrutture dedicate alla mobilità attiva. Emblematico in questo senso è il dato della rete ciclabile italiana, che presenta ancora forti differenze territoriali: il Nord, con 69,9 chilometri di piste ciclabili ogni 100 km², ha una rete ciclabile dieci volte più sviluppata del Sud (7 km/100 km²) (fonte Istat). E se in generale, come abbiamo visto, la percentuale degli spostamenti in bicicletta in Italia ha toccato un nuovo record, questo mezzo resta molto più diffuso al Nord (15%) che al Sud (7%) (fonte Iss), e registra inoltre un uso significativamente più alto nei comuni più ricchi che in quelli meno benestanti, dove l’auto è prevalente (fonte Isfort).
Lo stesso vale per il trasporto pubblico locale (TPL), la cui offerta non è omogenea sul territorio. Se nelle città del Nord-Ovest ci sono 7590 posti-km – ovvero, il numero di posti disponibili nei mezzi di trasporto passeggeri moltiplicato per i chilometri percorsi dai veicoli – nelle aree del Meridione il dato è di circa 2000, con una media nazionale di 4.623 posti-km (fonte Isfort).
Come mostrano i numeri, le opzioni di mobilità sostenibile sono ancora fortemente condizionate dal territorio in cui si vive e per tanti piccoli comuni, specialmente nelle aree meridionali e insulari, l’auto privata resta l’unico mezzo a disposizione. [ML3] Ridurre questi divari significa rendere infrastrutture e servizi più uniformi lungo tutto il Paese.
Le leve per favorire la transizione
- Infrastrutture e capacità progettuale
Colmare questo gap richiede prima di tutto due elementi: risorse finanziarie e capacità di trasformarle in progetti realizzabili. È su questo terreno che si colloca il ruolo di CDP.
Nel periodo 2023-2025 CDP ha contribuito allo sviluppo della mobilità sostenibile con risorse pari a 1057 milioni di euro di investimenti, destinati a interventi di mobilità urbana e trasporto pubblico locale (TPL). Nel complesso sono state finanziate 173 operazioni con un impatto significativo sul rinnovo del parco mezzi (bus/metro) in circolazione, la modernizzazione e il potenziamento delle infrastrutture su ferro e lo sviluppo della mobilità dolce (vedi infografica).
In Italia l’auto privata resta il mezzo di trasporto privilegiato. Ma si fanno strada segnali di cambiamento, con una crescita delle alternative sostenibili.
Ma il contributo non si è limitato alla dimensione finanziaria, comprendendo anche competenze tecniche e capacità di accompagnamento progettuale, fondamentali per trasformare gli obiettivi di sostenibilità in opere e servizi concreti.
In questo senso assumono crescente importanza strumenti come i servizi di advisory di CDP e il Partenariato Pubblico-Privato, capaci di combinare risorse pubbliche e competenze private per realizzare interventi strategici.
Il Gruppo Cdp, come riportato nella sezione sulla mobilità sostenibile delle sue linee guida strategiche individua una serie di azioni a sostegno della transizione. Tra queste, il supporto alle iniziative per il rinnovo dei veicoli privati e commerciali, che contribuisce alla diffusione di alimentazioni a basse emissioni, l’espansione delle infrastrutture di ricarica elettrica e di distribuzione di combustibili alternativi e il rafforzamento del trasporto pubblico locale, anche sostenendo l’acquisto di nuovi mezzi e flotte a ridotto impatto ambientale.
Un esempio di questo approccio è la collaborazione con la Città Metropolitana di Milano nell’ambito del programma InvestEU, attraverso cui CDP supporta lo sviluppo di infrastrutture per la mobilità dolce, in particolare reti ciclabili capaci di collegare territori e poli urbani.
La trasformazione riguarda però anche le infrastrutture già esistenti. In questa prospettiva si inserisce il contributo promosso da CDP al dibattito sul futuro delle autostrade italiane, che nel 2024 hanno compiuto cento anni. Anche le autostrade nei prossimi anni dovranno evolvere attraverso innovazione tecnologica, maggiore resilienza e interventi orientati alla decarbonizzazione.
Il ruolo della finanza, quindi, non è soltanto fornire capitale, ma contribuire a trasformare obiettivi di sostenibilità in progetti concreti, accompagnando amministrazioni e territori nella costruzione della mobilità del futuro.
- Il Trasporto Rapido di Massa e città più accessibili
Se l’obiettivo di questi interventi è fornire ai cittadini opzioni sempre più disponibili e convenienti, un’altra leva è il rafforzamento del trasporto collettivo, soprattutto nelle aree urbane dove si concentra una parte rilevante della domanda di spostamento.
Il Trasporto Rapido di Massa (TRM) – che comprende metropolitane, tramvie, sistemi ferroviari locali, filovie e altre soluzioni ad alta capacità – può contribuire in modo significativo a ridurre il ricorso all’auto privata.
In Italia la rete TRM raggiunge oggi circa 858 chilometri, ma resta una dotazione ancora concentrata in poche realtà: ne dispone solo il 21,1% dei Comuni.
Negli ultimi anni sono stati avviati importanti interventi di sviluppo delle reti urbane, dalle nuove linee tramviarie al potenziamento delle metropolitane, fino agli investimenti nei corridoi dedicati al trasporto pubblico locale. Progetti complessi che richiedono una visione di lungo periodo e capacità di coordinamento tra diversi livelli istituzionali.
In questo ambito CDP ha accompagnato interventi dedicati al potenziamento della mobilità urbana e delle infrastrutture strategiche, contribuendo a sostenere lo sviluppo di sistemi di trasporto più efficienti e sostenibili, collaborando con varie amministrazioni locali, come accaduto a Padova (vedi box), o a Genova, solo per fare alcuni esempi. Nella città portuale, Cassa Depositi e Prestiti ha siglato un protocollo di intesa con il Comune per dare un apporto concreto allo sviluppo del TPL supportando gli amministratori nelle varie fasi del ciclo di realizzazione delle opere. In questo modo il Gruppo ha contribuito al prolungamento della linea metropolitana, alla realizzazione della stazione di Rivarolo e alla creazione di un “moving walkaway” (o tappeto mobile) che collega l’aeroporto Cristoforo Colombo con la rete ferroviaria.
- Elettrificazione e innovazione digitale
Un altro pilastro della trasformazione riguarda l’elettrificazione dei trasporti.
L’Italia dispone oggi di quasi 84.000 punti di ricarica elettrica attivi, un dato che colloca il Paese tra quelli con la maggiore disponibilità infrastrutturale in Europa.
La crescita futura della mobilità elettrica richiederà però un ulteriore salto di scala: gli scenari nazionali prevedono un possibile aumento del parco elettrico fino a 6,5 milioni di veicoli, rendendo necessario continuare a sviluppare reti di ricarica capillari, rapide e integrate con i sistemi energetici.
L’elettrificazione sarà centrale per la mobilità privata e per il trasporto pubblico locale, ma dovrà essere accompagnata da altre tecnologie nei comparti più difficili da trasformare, come il trasporto pesante, quello marittimo e quello aereo, attraverso soluzioni come biocarburanti avanzati, biometano, idrogeno e carburanti sostenibili.
La mobilità del futuro sarà inoltre sempre più digitale: gestione intelligente dei flussi, integrazione dei servizi, piattaforme MaaS [ML4] (Mobility as a Service, il modello di mobilità che favorisce gli spostamenti intermodali prevedendo l'integrazione di diversi servizi di trasporto pubblico e privato in un unico canale digitale) e analisi dei dati possono contribuire a rendere gli spostamenti più efficienti e personalizzati.
Il futuro: La mobilità come infrastruttura del Paese
Come abbiamo visto, la fotografia della mobilità sostenibile in Italia ci racconta un Paese ancora a due velocità, caratterizzato da ostacoli ancora rilevanti e, allo stesso tempo, da diversi segnali incoraggianti.
La transizione è iniziata: cambiano le abitudini dei cittadini, crescono nuovi servizi e aumentano gli investimenti nelle infrastrutture. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi segnali in un cambiamento strutturale, riducendo i divari territoriali e rendendo le alternative sostenibili realmente competitive.
Perché una mobilità più sostenibile non è solo una scelta ambientale, ma una condizione per un Paese più competitivo. E sarà davvero compiuta quando la soluzione più sostenibile sarà anche quella più semplice, efficiente e naturale.
PADOVA, LA SOSTENIBILITÀ VIAGGIA IN TRAM
A Padova il Comune sta sviluppando un Sistema Metropolitano a Rete Tranviaria pensato per trasformare il tram in un’alternativa concreta all'auto privata.
- 3 direttrici tranviarie
- 17,5 km di nuova linea
- 26 nuovi veicoli
- circa 415 milioni di euro di investimento
La scelta del tram su gomma consente di realizzare un'infrastruttura più flessibile, con minore impatto acustico e adatta alle caratteristiche del tessuto urbano.
CDP ha affiancato il Comune di Padova con attività di supporto tecnico e progettuale, accompagnando l'amministrazione nelle fasi più complesse dell'intervento, dalla strategia di affidamento al monitoraggio dell'avanzamento.