Atlante in cifre | Emirati Arabi Uniti
Gli Emirati Arabi Uniti sono il primo mercato di destinazione dell'export italiano in Medio Oriente e Nord Africa, con una crescita di quasi il 50% in tre anni. Ma il motivo per cui sempre più imprese italiane li scelgono non è solo la domanda locale: è la posizione geografica e commerciale che li rende una porta verso il Golfo, l'Africa e il resto della regione.
Dubai e Abu Dhabi sono da anni le principali porte d'accesso per le imprese che vogliono operare nel Golfo Persico, in Medio Oriente e in Africa. Per un'azienda italiana che guarda verso quella direzione, cominciare dagli Emirati è spesso la scelta più efficiente.
I numeri confermano che qualcosa si è già mosso. Tra il 2021 e il 2024 le esportazioni italiane verso gli Emirati sono cresciute da 4,8 a oltre 7,1 miliardi di euro, con incrementi a doppia cifra quasi ogni anno. Gli Emirati sono oggi il primo mercato di sbocco per l'export italiano nell'area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) con una quota vicina al 20% del totale regionale. A livello globale, l'Italia è il decimo fornitore degli Emirati (con una quota di mercato del 2,7% )e il secondo europeo dopo la Germania.
Al commercio si aggiunge qualcosa di più strutturato. Le imprese italiane hanno investito negli Emirati in modo stabile aprendo filiali, acquisendo partecipazioni societarie, costruendo impianti, per un totale accumulato di 11,56 miliardi di euro. Nella direzione opposta, le aziende emiratine hanno investito in Italia per 668 milioni di euro: un flusso più contenuto, ma che segnala un interesse crescente anche in senso inverso.
Cosa esportano le imprese italiane
La fascia alta dell'industria italiana ha trovato nel mercato emiratino un terreno favorevole. I macchinari guidano l'export con il 16,9% del totale, seguiti da gioielleria e pietre lavorate (15,8%) e abbigliamento (5,8%). Non è casuale: gli Emirati sono da decenni una vetrina globale per il lusso e le tecnologie avanzate, con una domanda difficile da trovare altrove nella regione.
Circa 600 imprese a partecipazione italiana sono già operative nel Paese, in settori che vanno dalle infrastrutture e costruzioni all'energia, dalla sicurezza e difesa all'aerospazio. Una presenza diversificata che dice due cose: il mercato ha già dimostrato di funzionare per le aziende italiane, e la rete di competenze e relazioni sul territorio è abbastanza solida da potervi fare affidamento.
Non solo un mercato finale
La ragione per cui le imprese più strutturate guardano agli Emirati non è soltanto la domanda locale. Dubai e Abu Dhabi funzionano come hub regionali: una presenza consolidata lì apre porte verso il Golfo, i mercati africani e il Medio Oriente più ampio. Per un'azienda italiana che vuole espandersi in una regione complessa, avere un punto d'appoggio negli Emirati riduce i rischi di ogni passo successivo.
Il contributo del Gruppo CDP alla collaborazione fra Italia e EAU
In questo quadro si muove anche CDP. Nel febbraio 2025, durante la visita di Stato in Italia del Presidente degli Emirati Sheikh Mohamed bin Zayed Al Nahyan, si è tenuto a Roma il Business Forum Italia–Emirati Arabi Uniti. In quella sede il Presidente di CDP Giovanni Gorno Tempini ha siglato tre accordi con controparti emiratine che aprono opportunità concrete per le imprese italiane.
Il primo è con l'Abu Dhabi Investment Office, l'ente che coordina gli investimenti privati ad Abu Dhabi: l'accordo facilita l'accesso delle aziende italiane alle opportunità nel mercato degli EAU e apre canali paralleli per le imprese emiratine interessate all'Italia. Gli altri due guardano ai mercati terzi. Con AMEA Power, tra i principali operatori emiratini nelle rinnovabili, con progetti in Africa, Medio Oriente e Asia, CDP punta a sviluppare impianti di energia rinnovabile. Con Metito Utilities, gruppo specializzato nel ciclo integrato dell'acqua dalla desalinizzazione al riuso, l'obiettivo sono progetti congiunti di gestione idrica nei mercati emergenti. Per le imprese italiane attive in questi settori, lavorare con partner emiratini già radicati nella regione significa accedere a mercati che sarebbero difficili da raggiungere in autonomia.
Per chi vuole entrare nel mercato emiratino o consolidare una presenza già avviata, SIMEST, la società del Gruppo CDP per l'internazionalizzazione, offre finanziamenti agevolati. Negli ultimi tre anni ha deliberato 191 operazioni per circa 55 milioni di euro verso questo mercato: il 63% per partecipare a fiere internazionali, il 30% per l'inserimento nel mercato, il resto per altri investimenti strategici. Strumenti pensati per abbassare il costo di ingresso nelle fasi in cui il rischio è più alto e il ritorno ancora incerto.
Per saperne di più sui mercati esteri strategici, sui flussi commerciali e sulle opportunità di export del Made in Italy consulta le Infografiche del Sistema Italia (link https://www.esteri.it/it/temi/diplomazia_economica/strumenti-e-servizi-informativi-per-le-imprese/i…) realizzate dal MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale) in collaborazione con l’Agenzia ICE, il Gruppo CDP e SACE per supportare la diplomazia economica e l'internazionalizzazione delle imprese italiane.