Produrre il nylon con gli scarti della plastica. Il sostegno di CDP per l’innovazione di Aquafil

Un modello più sostenibile di produzione del nylon grazie a CDP.

Nel processo di industrializzazione vissuto in Italia nel secondo dopoguerra, la plastica ha svolto un ruolo da protagonista. Fin dagli anni Sessanta infatti, grazie al Nobel per la chimica, Giulio Natta, e al coraggio di alcune imprese, gli oggetti in nylon, resine e fibre sintetiche hanno fatto il loro ingresso nella vita quotidiana dei consumatori.

Aquafil, fin dall’inizio delle sue attività, ha creduto nelle potenzialità di questo materiale. Nata ad Arco di Trento, nel 1965, e da allora cresciuta fino a impiegare 3.000 addetti, Aquafil è operativa con 16 stabilimenti, distribuiti tra Italia, Slovenia, Croazia, Regno Unito, ma anche Stati Uniti, Cina e Thailandia, confermando così una presenza in ben tre diversi continenti.

Polimeri e fibre di nylon utilizzati poi nella realizzazione di pavimentazioni tessili (moquette e altri rivestimenti sintetici), nell’abbigliamento e nello stampaggio di materie plastiche. Sono principalmente questi i prodotti del gruppo trentino, quotato in Borsa dal dicembre 2017 sul segmento Star, e che oggi, con un fatturato che sfiora i 550 milioni di euro, può vantarsi di essere un capofila della sua filiera.

Oltre alle dimensioni però, Aquafil vuol dire anche sostenibilità. Grazie alla sua innata capacità di innovazione, unita alla sensibilità per il futuro del pianeta, ha coniato una nuova strategia, che poi ha fatto da base per la linea produttiva del Gruppo. Un’etica aziendale completamente impostata sulla circolarità. Sono infatti gli scarti in plastica a far da materia prima per i prodotti Aquafil e non i diretti derivati dal petrolio.

È il caso di Econyl, filo di nylon realizzato con reti da pesca rigenerate, scarti di tessuto sintetico e plastica industriale e poi impiegato come materia prima per la realizzazione di capi d’abbigliamento, anche griffati. Econyl è un esempio di economia circolare. Con materiali di recupero si riduce l’impatto ambientale, si risparmia energia, si puliscono i fondali marini – come nel caso della rete da pesca di 2 tonnellate recuperata al largo delle Isole Eolie – e poi si arriva al consumatore con un prodotto di qualità.

Va tenuto conto infatti che, secondo i rapporti UNEP e FAO, ogni anno 640 mila tonnellate di reti da pesca sono abbandonate nei mari di tutto il mondo e rappresentano circa il 10% dei rifiuti plastici presenti negli oceani. Diverse specie marine protette come delfini, tartarughe marine e capodogli sono seriamente minacciate da questi rifiuti.

L’obiettivo di Aquafil di realizzare una plastica completamente green ha richiesto un importante sforzo in fatto di ricerca e sviluppo, come pure in termini finanziari. L’impegno ha visto l’affiancamento di Cassa Depositi e Prestiti, intervenuta con due operazioni, per un ammontare complessivo di 40 milioni di euro, risultate essenziali per aumentare la capacità di investimento del Gruppo in innovazione, automazione, ricorso a nuove tecnologie come spiega Giulio Bonazzi, Presidente e AD di Aquafil, nel video con cui ripercorriamo quella che è una vera e propria storia di successo

Un’operazione che rientra in pieno nella filosofia del nel Piano industriale 2019-2021 di Cassa Depositi e Prestiti, che vuole sostenere i grandi progetti di innovazione sviluppati dalle imprese italiane. Soprattutto se supportati da un concreto rispetto per la sostenibilità ambientale. La competitività sui mercati internazionali dell’industria manifatturiera italiana costituisce un volano per la crescita e l’occupazione del Paese. Mission, questa, condivisa pienamente da CDP.

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