Luci e ombre della mobilità urbana in Italia: ripartire dal trasporto pubblico.

Il Focus settoriale sul trasporto pubblico locale (TPL) restituisce la fotografia di un comparto che mostra in Italia notevoli ritardi rispetto alle altre realtà europee. Eppure il TPL rappresenta il cardine della mobilità nelle aree urbane, dove vive più del 70% della popolazione italiana.

Le criticità della mobilità urbana in Italia riguardano tanto l’offerta, quanto la domanda. La dotazione di impianti fissi, quali metro e tramvie, è scarsa e la flotta di bus è caratterizzata da un’età media elevata (12,3 anni nel 2018 rispetto a una media UE di 7 anni), che è aumentata nel tempo. D’altro canto, la domanda di mobilità, nonostante stia evolvendo gradualmente verso il trasporto collettivo, rimane fortemente sbilanciata verso il mezzo privato (circa il 60% degli spostamenti avviene in auto).

In questo quadro, le risorse pubbliche totali stanziate a supporto del TPL cominciano a essere significative e pari a oltre 22 miliardi di euro per il periodo 2017-2033, disponibili su un orizzonte pluriennale e differenziate nel tempo in modo da imprimere già nei primi anni uno stimolo al settore.

Se tali risorse si trasformassero in investimenti per la mobilità, questi sarebbero in grado di produrre un impatto notevole, non solo sulla qualità della vita negli ambienti urbani, ma anche sul sistema economico. Già nel quinquennio 2019-2023, in base alle stime effettuate, il volume di risorse stanziate, pari a circa 2,8 miliardi annui, potrebbe generare valore aggiunto per quasi 4,3 miliardi di euro l’anno (0,2% del PIL) e contribuire a creare oltre 110 mila unità di lavoro aggiuntive l’anno (0,5% dell’occupazione totale).

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