La robotica come leva strategica per l’Europa e il ruolo chiave dell’Italia | CDP

La robotica come leva strategica per l’Europa e il ruolo chiave dell’Italia

Quali sono le principali sfide che l’Unione Europea si trova ad affrontare nella presente congiuntura? In che modo la robotica, in cui Europa e Italia rivestono un ruolo di primo piano a livello mondiale, rappresenta una leva strategica per affrontare tali sfide? Quali sono le prospettive tecnologiche di sviluppo per il settore? E quali sono le principali criticità strutturali da superare per lo sviluppo della robotica del futuro?

Questi alcuni degli interrogativi al centro del nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto, che analizza il ruolo strategico della robotica, settore determinante per le applicazioni industriali e per l’erogazione di servizi a imprese e consumatori finali, atteso in forte accelerazione nei prossimi anni.

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  • La robotica è una branca della meccatronica che si occupa di sviluppare dispositivi in grado di eseguire movimenti e manipolazioni con un certo livello di autonomia, andando a sostituire azioni o mansioni compiute dall’uomo.
  • Storicamente, il mercato della robotica è stato dominato dai robot industriali (circa il 60% del valore delle vendite mondiali), ma parallelamente si è sviluppato sempre di più anche il mercato della robotica di servizio, che comprende i robot di servizio a uso professionale (il cui utilizzo richiede una formazione professionale – es. robot per pulizie, hospitality, chirurgia) e quelli domestici (detti anche di consumo, in quanto non richiedono competenze specifiche – es. robot per cucinare e pulire equiparabili ad elettrodomestici).
  • Unione Europea e Giappone presidiano i segmenti a più elevato contenuto tecnologico della catena del valore (cosiddetto superassemblaggio), mentre la Cina è il principale fornitore di materie prime, prodotti lavorati e componentistica, invece gli Stati Uniti hanno un ruolo di rilievo nella fornitura di alcuni prodotti semilavorati e nella fase di assemblaggio.
  • La robotica non di consumo ha registrato scambi commerciali pari a quasi 80 miliardi di dollari nel 2024. L’UE è al primo posto tra gli esportatori davanti a USA e Cina, mentre gli Stati Uniti sono il primo importatore, seguiti da Europa e Cina.
  • L’Italia rappresenta un’eccellenza nella robotica a livello globale: è il secondo produttore di robot industriali e il secondo mercato per numero di installazioni in UE, nonché il sesto esportatore al mondo (con USA, Germania e Francia come principali mercati di sbocco). Tale primato è sostenuto da:
    • un sistema produttivo solido e altamente specializzato, con attività produttive concentrate principalmente nel Nord Italia in aree a forte specializzazione manifatturiera, dove si integrano competenze meccaniche, elettroniche e digitali;
    • una forte specializzazione nel campo dell’ingegneristica che alimenta un articolato ecosistema dell’innovazione fatto di università, centri di competenza e di trasferimento tecnologico d’eccellenza, che rendono il Paese il quarto più prolifico per pubblicazioni scientifiche nel settore e tra i primi dieci inventori al mondo.
  • La robotica del futuro sarà caratterizzata da robot sempre più smart, dinamici e sofisticati, in grado di percepire, analizzare a agire nell’ambiente circostante con livelli crescenti di autonomia, nonché dalla possibilità di realizzazione e impiego su scala industriale di robot umanoidi.
  • Tali soluzioni rappresentano una leva strategica per consentire all’Unione Europea di affrontare alcune sfide chiave legate alla produttività in un contesto di declino demografico, ai nuovi bisogni assistenziali per una popolazione anziana in aumento, nonché alle priorità rappresentate da difesa, sicurezza economica e autonomia strategica.
  • Per poter mantenere il proprio vantaggio competitivo attuale, l’Unione Europea e l’Italia devono fare i conti con tre criticità in particolare: (i) il ritardo accumulato nel campo dell’intelligenza artificiale, cruciale per lo sviluppo della robotica di nuova generazione, (ii) la frammentazione dell’ecosistema dell’innovazione europeo, caratterizzata da dispersione dei finanziamenti e limitata collaborazione tra imprese nella ricerca e (iii) l’assenza di una politica industriale organica per il settore, che garantisca un finanziamento pubblico continuo e adeguato e stimoli investimenti privati.
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