Il nuovo brief degli analisti di CDP mette sotto la lente un settore fortemente strategico e all’avanguardia, dove l’Italia gioca un ruolo chiave e i cui prodotti sono determinanti non solo nell’industria ma anche nell’erogazione di servizi per le imprese e per i consumatori finali
L’innovazione spinge in avanti la frontiera tecnologica, con un focus in particolare sull’impiego di umanoidi e di robot sempre più smart e capaci di interagire con l’ambiente circostante
La prospettiva delineata dallo studio è che l’Italia, e con lei l’intera UE, se vuol conservare la propria leadership nella robotica, debba accelerare nel campo dell’AI, cruciale per i prodotti di nuova generazione, e mettere in campo una politica industriale ad hoc per il settore
Roma, 26 gennaio 2026 – La robotica, settore dove Europa e Italia rivestono un ruolo di primo piano a livello mondiale, può rappresentare per il Vecchio Continente una leva per affrontare efficacemente l’attuale congiuntura? Questo ed altri interrogativi sono al centro del nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di CDP, che analizza il ruolo strategico della robotica, atteso in forte accelerazione nei prossimi anni.
La robotica è una branca della meccatronica dominata storicamente da robot industriali, dispositivi in grado di eseguire movimenti e manipolazioni con un certo livello di autonomia impiegati in ambienti industriali, ma dove parallelamente si è sviluppato sempre di più il segmento dei robot a uso professionale (impiegati in ambienti non industriali ma che richiedono una formazione specifica per essere utilizzati) e a uso domestico (o di consumo, in quanto utilizzati direttamente dai consumatori finali).
Gli scambi commerciali globali della robotica ammontano a 80 miliardi di dollari (dati a fine 2024) e vedono l’UE al primo posto tra gli esportatori davanti a USA e Cina, mentre gli Stati Uniti sono il primo importatore, seguiti da Europa e Cina.
Nell’industria globale, Unione Europea e Giappone sono specializzati nei segmenti a elevato contenuto tecnologico (il cd. super assemblaggio), dalla Cina provengono materie prime, prodotti lavorati e componentistica, gli Stati Uniti invece primeggiano nella fornitura dei semilavorati e nella fase di assemblaggio. In questa cornice l’Italia - secondo produttore di robot industriali e secondo mercato per numero di installazioni in UE, nonché sesto esportatore al mondo - è un’eccellenza sostenuta da attività produttive specializzate e da un articolato ecosistema dell’innovazione, che lo posizionano come uno dei primi dieci Paesi al mondo per numero di brevetti.
Posto che la domanda globale si sta focalizzando su dispositivi sempre più smart e in grado di interagire in autonomia con l’ambiente circostante e su robot umanoidi, queste prospettive di sviluppo possono rappresentare una leva strategica per l’Italia e per l’Unione Europea al fine di mantenere il loro attuale vantaggio competitivo. È necessario tuttavia recuperare il ritardo accumulato nel campo dell’AI, mettere a fattor comune i risultati dell’ecosistema della ricerca europeo nonché garantire i finanziamenti pubblici e privati per il settore. Per approfondire il tema è possibile accedere alla versione integrale del brief al seguente link.