Capitale per lo sviluppo

Capitale per lo sviluppo

Gli strumenti finanziari europei a sostegno delle imprese e degli investimenti e il ruolo delle Banche di sviluppo nazionali


La crisi che stiamo vivendo è dovuta, in larga parte, ad un eccesso di debito privato, a sua volta conseguenza di una crescita abnorme della leva finanziaria (ovvero del rapporto tra capitale e debito). Il debito ha messo in difficoltà il sistema economico provocando tre principali effetti:

  1. forte riduzione di risorse pubbliche per sostenere l’economia, per il costo degli interventi di salvataggio delle banche e, soprattutto, per gli effetti negativi della recessione sui saldi di finanza pubblica
  2. riduzione dell’offerta di credito a medio e lungo termine all’economia, in seguito al processo di aggiustamento dei bilanci del sistema bancario
  3. riduzione nell’offerta di capitale per le imprese (già parzialmente sottocapitalizzate), dovuto ad un generale prosciugamento dei canali di finanziamento all’economia e ad una mutata percezione del rischio

Si è venuto così a creare un “circolo vizioso” tra i grandi settori dell’economia (banche, imprese e settore pubblico) che sembra destinato ad avere conseguenze negative di lungo periodo sulla crescita.


Aumentare il capitale nel sistema economico

Per fare ripartire l’economia hanno bisogno di nuovo capitale:

  • le banche per ridurre la leva, adeguarsi ai criteri di Basilea III e riprendere a finanziare le imprese
  • le imprese per migliorare i ratio tra debito e capitale, accedere a nuovi finanziamenti e tornare a investire per crescere e per internazionalizzarsi
  • le infrastrutture, in particolare quelle nuove, per consentire la predisposizione di piani economico-finanziari sostenibili nel lungo periodo.

Cosa può fare il settore pubblico, insieme al settore privato, per favorire questo processo?

In generale, soprattutto in Europa, è necessario creare le migliori condizioni per attirare e attivare investimenti nazionali ed esteri. Tali condizioni appaiono, oggi, perfino ovvie:

  • un quadro politico, istituzionale e di finanza pubblica (europeo e nazionale) stabile
  • un sistema regolamentare (contabile e fiscale) che non penalizzi, ma piuttosto incentivi, gli investimenti di medio e lungo periodo
  • la creazione e il rafforzamento di strumenti pubblici e pubblico-privati di co-investimento in capitale di rischio, attraverso l’offerta di “capitale paziente” (e garanzie) con un orizzonte di lungo periodo.

Questo Rapporto si occupa prevalentemente del terzo tipo d’intervento: del ruolo, cioè, che le grandi banche di sviluppo e agenzie pubbliche e pubblico/private europee, indipendentemente e/o insieme alla BEI e alla Commissione Europea, hanno avuto nel creare strumenti finanziari per fornire capitale all’economia e catalizzare gli investimenti privati e il risparmio sui mercati nazionali e internazionali.

Il ruolo di tali istituzioni sta diventando sempre più importante per garantire quelle risorse necessarie a soddisfare la domanda di capitale che emerge dal sistema produttivo, alla luce delle difficoltà del settore privato nell’aumentare i propri impegni in capitale di rischio e del settore pubblico nell’attuare politiche economiche a sostegno dell’economia.


Banche di sviluppo europee

Le grandi banche di sviluppo europee sono istituzioni patrimonialmente solide, che pur operando in una logica di mercato, si caratterizzano per essere strumenti delle politiche pubbliche dei Governi piuttosto che soggetti orientati al solo profitto. Ciò permette loro di:

  • investire con orizzonti temporali più lunghi rispetto a quelli dei normali operatori di mercato
  • richiedere ritorni più contenuti, anche se sufficientemente adeguati per remunerare il proprio capitale.

Inoltre, la loro attività va considerata come complementare e non in concorrenza con il mercato stesso. Questa complementarietà deriva dalla necessità di intervenire nei casi di fallimento del mercato finché questi si manifesteranno. Non vi è, quindi, un pericolo di spiazzamento del capitale privato.

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