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Scenari economici e contesti di mercato

Scenari economici e contesti di mercato

Scenario macroeconomico

Secondo le recenti previsioni elaborate dal Fondo monetario internazionale (fonte: World Economic Outlook Update, luglio 2018), l’economia italiana continuerà a crescere anche nel 2018, seppur ad un ritmo inferiore rispetto al 2017. In particolare, il tasso di crescita del PIL è atteso all’1,5%, mentre l’inflazione rimarrà invariata all’1,3%. In linea con la fase espansiva del ciclo economico, il mercato del lavoro è atteso in miglioramento, con l’occupazione stimata in crescita del +0,9%, a fronte di una moderata discesa del tasso di disoccupazione al 10,9% (fonte: Banca d’Italia, Proiezioni macroeconomiche per l’Italia, luglio 2018).

Politica monetaria e tassi di interesse

A giugno la Banca centrale europea ha annunciato la conclusione del piano di acquisti di titoli, noto come quantitative easing, con effetto da fine dicembre 2018. La politica monetaria resterà, tuttavia, ancora accomodante sostenuta dal reinvestimento dei titoli in scadenza e da tassi di interesse di policy invariati almeno fino a estate 2019. Nel mercato bancario, il tasso medio sulla raccolta da clientela residente si è ridotto progressivamente fino a raggiungere livelli di poco superiori allo zero. Sul fronte dei titoli del debito sovrano, da metà del 2018 si sono registrate pressioni sul titolo decennale italiano, che hanno determinato un ampliamento del differenziale di rendimento con gli omologhi tedeschi e francesi.

Impieghi e raccolta nel mercato di riferimento di CDP

In linea con la ripresa dell’attività economica, il settore creditizio ha mostrato una buona performance nella prima metà del 2018. Sul fronte della raccolta, la relativa stabilità e l’ottimo andamento dei depositi si sono riflesse in un minore ricorso al finanziamento presso la Banca centrale europea. Lato impieghi, i prestiti bancari al settore privato (considerando il dato corretto per le cartolarizzazioni) hanno registrato una dinamica positiva, che ha riflettuto sia la tenuta solida dei finanziamenti alle famiglie sia la ripresa dei flussi di credito alle imprese. I prestiti alle Amministrazioni pubbliche hanno segnato invece un andamento negativo. In riferimento ai crediti lordi in sofferenza, è proseguito il calo iniziato a giugno 2017 sia dei nuovi flussi in entrata che dei volumi. Hanno beneficiato della favorevole performance economico-finanziaria anche le famiglie italiane, la cui ricchezza ha continuato a crescere attestandosi oltre i 4 mila miliardi di euro.

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Nel primo trimestre del 2018, gli andamenti dei principali saldi di finanza pubblica hanno mostrato un miglioramento rispetto a quanto registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. L’indebitamento netto della Pubblica Amministrazione (PA) in rapporto al PIL è stato pari al 3,5%, inferiore di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso trimestre del 2017. Il saldo primario della PA (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul PIL dello 0,2% (-1,4% nel primo trimestre del 2016). Il saldo corrente della PA è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul PIL dell’1,7% (-0,3% nel primo trimestre del 2017). La pressione fiscale è stata pari al 38,2%, segnando una riduzione di 0,2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.   

 

Il programma di stabilità presentato ad aprile dal Governo nel Documento di Economia e Finanza è stato complessivamente avvallato dalla Commissione europea nell’ambito delle Raccomandazioni specifiche per Paese di fine maggio. Secondo le stime della Commissione europea, nel 2018 il deficit dovrebbe ridursi significativamente al +1,7% del PIL, mentre il rapporto debito pubblico/PIL è previsto in leggero calo al 130,7% (fonte: Spring 2018 Economic Forecast).

 

 

Nel primo trimestre del 2018, è continuata la risalita del mercato immobiliare italiano. Nel complesso, dopo lo scatto in avanti registrato nel 2016, i tassi di crescita risultano contenuti a una cifra a fronte di una dinamica della domanda in flessione rispetto al 2016.  Alla luce dei dati raccolti da Nomisma, il mercato immobiliare italiano si muove a due velocità: da una parte il settore residenziale, giunto ormai al punto di svolta; dall’altra quello non residenziale che, nonostante stia lentamente recuperando le posizioni perse, si caratterizza ancora per una flessione dei prezzi più marcata e per tempi di vendita più lunghi.

 

In questo contesto, i valori immobiliari sono ancora in flessione, nonostante la progressiva crescita delle compravendite. Un elemento di novità positiva è la ripresa della componente di investimento. L’impulso che arriverà da tale componente sarà decisivo per accelerare il ritorno in territorio positivo dei prezzi, non tanto per la dimensione quantitativa della domanda, quanto piuttosto per la capacità di spesa di una parte di essa.

In un sistema economico come quello italiano caratterizzato da imprese a conduzione familiare e di piccole dimensioni, le competenze professionali derivanti da investitori istituzionali possono svolgere un ruolo fondamentale nel gestire i processi di successione generazionale, affiancando gli imprenditori attraverso presidi di governance attiva e l’inserimento di figure manageriali. 

 

In Italia il mercato borsistico è ancora abbastanza limitato, seppur abbia mostrato interessanti segni di dinamicità negli ultimi due anni. A fine dicembre 2017 Borsa Italiana riporta ufficialmente 421 società quotate nel nostro Paese, in crescita di circa il 9% rispetto all’anno precedente (387 società). Di queste società, 241 sono quotate sul MTA - Mercato Telematico Azionario (di cui 71 nel segmento STAR), 3 sul MIV - Mercato degli Investment Vehicles, 82 sul GEM - Global Equity Market e 95 sull’AIM Italia (fonte: Borsa Italiana). In Francia invece le società quotate risultano essere in totale oltre 1.000.  

 

La penetrazione del mercato del private equity rimane ancora limitata. Il mercato degli investimenti di capitale di rischio ha rappresentato nel 2017 lo 0,22% del PIL, a fronte di un dato medio europeo dello 0,44 (fonte: Invest Europe). Nel 2017 i fondi di private equity hanno investito in Italia 4,9 miliardi di euro in 311 operazioni, registrando un tasso di crescita annuo medio dal 2010 pari al 10% (fonte: AIFI).

Gli scambi internazionali tra gennaio e aprile 2018 hanno registrato un aumento del 4,3% in volume, in accelerazione rispetto a quanto osservato nel primo quadrimestre dell’anno scorso. Anche le esportazioni Made in Italy hanno mostrato un incremento nello stesso periodo (+4,1%), grazie a Paesi dell’Unione Europea (+6,1%), tra cui Austria, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Rep. Ceca. Fuori dal mercato comune (+1,5%), trainano India, Paesi Mercosur e Svizzera, la cui domanda di prodotti italiani è stata sostenuta (oltre il 9% il tasso). Ha registrato un calo l’export verso l’Africa settentrionale (-6,9%), Medio Oriente (-7,6%) e Paesi Opec (-10,1%).

 

In termini di settori, le performance migliori sono state della metallurgia (7,7%), elettronica (7,0%), farmaceutica (6,3%), alimentari e bevande e mezzi di trasporto (esclusi autoveicoli, quindi quei prodotti di riferimento per la domanda di copertura assicurativa per il credito all’esportazione), che hanno registrato un aumento dell’export superiore al 5%.