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Risk management

Risk management

Per garantire la solidità di un Gruppo con attività complesse in molti settori e aree geografiche è indispensabile una gestione attenta dei rischi.

Al fine di assicurare un efficiente sistema di gestione di tutti i rischi assunti o assumibili nei diversi segmenti, CDP e le società del gruppo soggette ad attività di Direzione e Coordinamento si sono dotate di team specializzati, impegnati in continue attività di controllo con l’ausilio delle necessarie risorse tecnologiche e organizzative.

Una gestione dei rischi efficace non può però essere circoscritta esclusivamente ad un gruppo di specialisti, per questo CDP si è impegnata a diffondere la cultura del rischio in tutto il Gruppo: il Consiglio di Amministrazione, il Top Management, le unità di business, sono attivamente coinvolti per assicurare che gli impegni assunti dal Gruppo siano sostenibili dal punto di vista economico-finanziario e coerenti con un equilibrato profilo rischio-rendimento.

La gestione dei rischi tiene conto delle caratteristiche specifiche dell’attività svolta da ciascuna entità del Gruppo, ed è attuata in conformità ai requisiti previsti dalle normative applicabili a ciascuna società.

Nella struttura organizzativa della capogruppo il Chief Risk Officer (CRO), posto a riporto diretto dell’Amministratore Delegato, è responsabile del governo di tutte le tipologie di rischio e della chiara rappresentazione al vertice e al Consiglio di Amministrazione del profilo di rischio complessivo. Nell’ambito di tale mandato, il CRO assicura il coordinamento delle attività dell’Area Risk Management (RM), dell’Area Risk Governance, dell’Area Compliance e Antiriciclaggio e dell’Area Risk Operations. RM ha il mandato di supportare il CRO nel governo dei rischi e di monitorare tutte le tipologie di rischio, creando trasparenza sul profilo di rischio complessivo di CDP e sull’assorbimento di capitale associato a ciascuna tipologia di rischio.

I principi guida per la gestione dei rischi della capogruppo sono riassunti nel Regolamento Rischi e prevedono:

·     la segregazione di ruoli e responsabilità in relazione all’assunzione e controllo dei rischi;

·     l’indipendenza organizzativa del controllo dei rischi dalla gestione operativa dei medesimi;

·     il rigore nei sistemi di misurazione e controllo.

Nell’ambito del Consiglio di Amministrazione è istituito il Comitato Rischi, con compiti di controllo e formulazione di proposte di indirizzo in materia di gestione dei rischi e valutazione dell'adozione dei nuovi prodotti. A supporto dell’Amministratore Delegato opera invece il Comitato Rischi Interno, un organo collegiale di natura tecnico-consultiva, che esprime pareri su tematiche di indirizzo e controllo del profilo complessivo di rischio di CDP e di valutazione operativa di rischi di particolare rilevanza.

Gli organi e le strutture direttamente coinvolte nei sistemi di governo e controllo dei rischi si articolano, oltre ai vertici aziendali, nelle funzioni di controllo di secondo livello (Risk Management, Compliance, Antiriciclaggio) e terzo livello (Internal Auditing).

Tipologie di rischio

La Risk Policy, inizialmente approvata dal Consiglio di Amministrazione di CDP nel 2010 e successivamente aggiornata secondo le esigenze, classifica i rischi in:

1.     rischi di mercato (cui afferiscono il rischio azionario, tasso d’interesse, inflazione e cambio),

2.     rischi di liquidità,

3.     rischi di credito (all’interno del quale sono ricompresi i rischi di concentrazione e di controparte),

4.     rischi operativi,

5.     rischi reputazionali.

La Risk Policy, soggetta ad aggiornamento con cadenza semestrale, si articola nel Regolamento Rischi e nei documenti ad esso collegati, ciascuno dei quali riguarda una specifica categoria di rischi o un ambito di assunzione degli stessi (ad esempio le attività di tesoreria e investimento in titoli o il rischio Paese). La Risk Policy rappresenta lo strumento cardine con cui il Consiglio di Amministrazione definisce la propensione al rischio di CDP, le soglie di tolleranza, i limiti di rischio, le politiche di governo dei rischi, e il quadro dei relativi processi organizzativi.

Scopri le tipologie di rischio

I principi seguiti da CDP nelle proprie attività di finanziamento sono espressi dal Regolamento del Credito, che norma il funzionamento del processo del credito e i ruoli delle unità organizzative coinvolte.

Nell’ambito delle politiche di gestione e controllo del rischio di credito della Gestione Separata, CDP adotta un sistema di concessione dei finanziamenti agli Enti Territoriali in grado di ricondurre ogni prestito a categorie omogenee di rischio, definendo in maniera adeguata il livello di rischio associato ai singoli Enti, con l’ausilio di parametri quantitativi differenziati per tipologia di Ente e relativa dimensione.

Questo sistema di concessione dei finanziamenti consente di identificare, attraverso criteri qualitativi e quantitativi, i casi per i quali è necessario un approfondimento sul merito di credito del debitore.

Nel caso della Gestione Ordinaria e dei finanziamenti in favore di soggetti privati nell’ambito della Gestione Separata, ad esclusione dei plafond di supporto all’economia, CDP si avvale di un modello proprietario validato per il calcolo dei rischi di credito di portafoglio. Nell’ambito dello stesso sistema CDP calcola anche il capitale economico associato all’intero portafoglio crediti, con la sola esclusione delle posizioni associate al rischio Stato.

Per quanto concerne le controparti bancarie nelle operazioni in derivati di copertura, in virtù dei contratti quadro siglati (standard ISDA), si fa ricorso al netting (compensazione) per la riduzione dell’esposizione. Per rafforzare la mitigazione del rischio di credito CDP impiega sistematicamente da tempo contratti di Credit Support Annex che prevedono lo scambio periodico di garanzie reali (collateralizzazione). Lo schema di supporto adottato corrisponde allo schema standard proposto dall’ISDA. In riferimento alle operazioni di securities financing (principalmente pronti contro termine su titoli a reddito fisso), è previsto il ricorso ad accordi quadro di compensazione di tipo GMRA (Global Master Repurchase Agreement); inoltre, CDP ha da tempo aderito alla controparte centrale Cassa di Compensazione e Garanzia, attraverso la quale opera in pronti contro termine beneficiando di solidi meccanismi di protezione dal rischio di controparte.

CDP adotta, quale benchmark di riferimento in materia di rischio operativo, le linee guida stabilite dal Comitato di Basilea per il settore bancario e riprese dalla Banca d’Italia nella Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013.

Si definisce rischio operativo il rischio di subire perdite derivanti dall’inadeguatezza o dalla disfunzione di processi, risorse umane e sistemi interni, oppure da eventi esogeni. Rientrano in tale tipologia, tra l’altro, le perdite derivanti da frodi interne o esterne, errori umani, rapporto di impiego e sicurezza sul lavoro, interruzioni dell’operatività, indisponibilità dei sistemi, inadempienze contrattuali, gestione dei processi, danni ai beni patrimoniali dell’azienda e catastrofi naturali.

Nel rischio operativo è compreso il rischio legale, mentre non sono inclusi quelli strategici e di reputazione.

Il rischio legale è il rischio di subire perdite derivanti da violazioni di leggi o regolamenti, da responsabilità contrattuale o extra-contrattuale ovvero da altre controversie.

Il sistema di gestione dei rischi operativi è un insieme strutturato di processi, funzioni e risorse per l’identificazione, la valutazione e il controllo dei suddetti rischi, il cui principale obiettivo consiste nell’assicurare un’efficace azione di prevenzione ed attenuazione degli stessi.

Oltre ad assumere come riferimento la best practice bancaria, CDP dedica particolare attenzione ai migliori riferimenti in ambito industriale per la gestione dei rischi operativi. Il framework metodologico e organizzativo implementato si propone di cogliere l’effettivo profilo di rischio dell’azienda, in analogia a quanto avviene nelle realtà corporate più evolute, che gestiscono attivamente i rischi operativi pur non essendo soggette a requisiti patrimoniali.

L’obiettivo consiste nel migliorare i processi aziendali e il sistema dei controlli interni, così da porre le basi sia per i più opportuni interventi di mitigazione sia per una più accurata quantificazione del capitale economico ad essi associato.

Azionario

CDP detiene un portafoglio azionario ampio e articolato, con orizzonte di investimento di lungo periodo, costituito in larga prevalenza da partecipazioni. In tale contesto, i rischi azionari sono legati principalmente alla possibilità di una perdita di valore non recuperabile (impairment) e alla eventualità di una riduzione significativa dei flussi di dividendi.

Nell’ambito del sistema complessivo di gestione dei rischi, la capogruppo ha definito un framework per i rischi azionari che permette:

-       di coordinare l’azione di tutte le società partecipate soggette a direzione e coordinamento al fine di garantire un presidio dei rischi integrato e coerente

-       di quantificare e monitorare gli assorbimenti patrimoniali per l’intero portafoglio di investimenti azionari, inclusa la componente immobiliare.

Particolare attenzione è dedicata all’analisi di scenari di stress, anche in relazione ai maggiori profili di concentrazione che caratterizzano il portafoglio di CDP, quali l’esposizione al settore Oil&Gas.

Tasso

Nell’ambito della propria attività la capogruppo è esposta al rischio tasso di interesse in tutte le sue accezioni: repricing, curva, base, opzionalità. CDP presidia inoltre il rischio inflazione nell’ambito dello stesso quadro concettuale ed analitico del rischio tasso d’interesse nel portafoglio bancario.

I rischi di tasso d’interesse e inflazione incidono sulla redditività e sul valore economico di CDP.

CDP fronteggia un consistente rischio tasso di interesse sia per la presenza di ingenti masse non coperte preesistenti al momento della sua costituzione in Società per Azioni sia per la struttura degli attivi e passivi: una parte considerevole del bilancio di CDP prevede infatti la raccolta tramite Buoni Ordinari a tasso fisso con opzione di rimborso anticipato, mentre lo stock di impieghi è prevalentemente in finanziamenti a tasso fisso. Anche altre tipologie di Buoni Fruttiferi Postali, inoltre, incorporano un’opzionalità di rimborso anticipato sul valore della quale incidono significativamente i tassi d’interesse e l’inflazione.

Come approccio di riferimento per la misurazione e gestione del rischio tasso, CDP adotta un'ottica definita “prospettiva del valore economico”, complementare alla “prospettiva della redditività”. La prospettiva del valore economico corrisponde alla rappresentazione di lungo termine della prospettiva reddituale: il valore economico è infatti riconducibile alla sequenza attualizzata di tutti i margini d’interesse futuri.

In questa prospettiva, CDP analizza il proprio profilo di esposizione e di rischio attraverso la valutazione delle poste in bilancio sensibili ai tassi di interesse, quantificandone la reazione rispetto a perturbazioni piccole (analisi di sensitivity) e grandi (stress test) dei fattori di rischio. Il passaggio dalle misure di esposizione (derivate dalle analisi di sensitivity e di stress) alle misure di rischio, avviene assegnando una probabilità agli scenari di mercato possibili. Ciò consente di pervenire ad una distribuzione statistica del valore delle poste di bilancio considerate, nonché a misure di sintesi rappresentative del capitale economico necessario a fronte del rischio.

Tale struttura di monitoraggio si traduce nella definizione del Value-at-Risk (VaR), che CDP calcola utilizzando metodi basati sulla simulazione storica.

Il VaR sintetizza in un unico dato il risultato della simulazione di numerosi scenari, generati secondo le caratteristiche statistiche dei fattori di rischio.

Cambio

Il rischio di cambio consiste nella possibilità che fluttuazioni dei tassi di cambio possano influire negativamente sulla redditività e/o sul valore economico di CDP.

Alcune particolari attività di CDP possono generare rischio di cambio. Come impostazione generale, CDP intraprende tali attività solo se protetta da adeguate coperture del rischio valutario.

Le attività di CDP che possono generare rischio di cambio sono di norma legate all’emissione di titoli obbligazionari denominati in valuta estera, alla detenzione di partecipazioni le cui fluttuazioni possono essere soggette alle fluttuazioni del cambio, all’acquisto di titoli obbligazionari in valuta estera, e alla concessione di finanziamenti denominati in divise diverse dall’Euro nell’ambito del sistema di supporto all’export e all’internazionalizzazione.

Liquidità

Il rischio di liquidità si configura nelle accezioni di:

-       asset liquidity risk cioè l’impossibilità, per un’istituzione finanziaria o un generico investitore, di monetizzare sul mercato attività detenute senza peggiorarne significativamente il prezzo,

-       funding liquidity risk cioè l’impossibilità, per un’istituzione finanziaria, di far fronte alle proprie obbligazioni raccogliendo liquidità a condizioni non penalizzanti o monetizzando attività detenute.

Per la capogruppo il rischio di liquidità assume importanza principalmente nella forma di funding liquidity risk, in relazione alla larga prevalenza nel passivo della Gestione Separata di depositi a vista (Libretti) e di titoli rimborsabili a vista (Buoni Fruttiferi Postali).

Al fine di mantenere remoto uno scenario di rimborsi fuori controllo, CDP si avvale dell’effetto mitigante che origina dalla garanzia dello Stato sul Risparmio Postale. Oltre alla funzione fondamentale di tale garanzia, la capacità di CDP di mantenere remoto questo scenario si basa sulla solidità patrimoniale, sulla protezione e promozione della reputazione del Risparmio Postale presso il pubblico, sulla difesa della reputazione di CDP sul mercato e sulla gestione della liquidità. In riferimento a quest’ultima CDP adotta una serie di presidi specifici sia volti a prevenire l’insorgere di fabbisogni di funding imprevisti, sia per essere in grado di assorbirli prontamente in caso di necessità.

A tal fine è stabilito uno specifico limite inferiore per la consistenza delle attività liquide, monitorato dalla funzione Risk Management, assieme ad alcune grandezze che esprimono la capacità di CDP di far fronte a possibili situazioni di crisi. Tra i presidi operativi per il rischio di liquidità CDP si è dotata di un Contingency Funding Plan (CFP) che descrive i processi e le strategie di intervento adottate per gestire eventuali crisi di liquidità, siano esse di origine sistemica - dovute ad un improvviso deterioramento dei mercati monetari e finanziari - o causate da difficoltà idiosincratiche dell’istituzione.